mercoledì 25 settembre 2013

Goodbye MayDay

E' brutto pubblicare un articolodel genere a così poca distanza da quello dedicato alla scomparsa del grande Albin.
Se ne è andato infatti un altro  grande campione, un cavallo dal valore incommensurabile per l'Italia: sul sito della Federazione Italiana Sport Equestri viene definito come l'ultimo Re di Roma ed è proprio così che credo debba essere ricordato.
MayDay è stato l'ultimo cavallo sotto la sella di un italiano a conquistare il più alto gradino del podio nel prestigioso Gran Premio di piazza di Siena. Il cavaliere era Arnaldo Bologni, anche se più che di cavaliere, si dovrebbe parlare di compagno di vita. MayDay è stato infatti a fianco della famiglia Bologni fino alla fine dei suoi giorni: una storia - e un epilogo - che ogni cavaliere desidererebbe avere con il suo cavallo, insieme fino all'ultimo respiro.

Dopo essere stato ritirato dall'attività agonistica MayDay ha avuto una serena e invidiabile pensione nel centro ippico del suo cavaliere e lì è stato accudito e amato come un figlio fino alla sua morte, ormai in età piuttosto avanzata.
Mi permetto di copiare alcune parole di Antonella - moglie di Arnaldo - riportate sul sito della FISE che, credo, siano emblematiche dell'affetto che legava MayDay e i suoi proprietari:

Mayday era ferrato davanti e, in generale, assistito come se fosse stato ancora in piena attività sportiva. Qualche anno fa, ebbe un problema all’occhio, immediatamente risolto da uno dei migliori oculisti a livello europeo, rintracciato urgentemente da Antonella. “ Puoi immaginare la reazione del dottor Perruccio – spiega la signora Bologni - quando gli ho detto che il cavallo aveva 29 anni. Ma stiamo parlando di Mayday, che ha un valore affettivo oltremisura per noi. Non mi piace fare le cose a metà. Se decido di mantenere un cavallo in vecchiaia, devo assicurargli le stesse cure riservate a un cavallo di 10 anni in piena attività. Mayday non ha mai fatto le cose a metà”.

MayDay non ha mai fatto le cose a metà. Mi ha colpito molto questa frase. 
Dopotutto, quale cavallo fa, di sua volontà, le cose a metà?! Io sono convinta che la risposta sia una: nessuno.
E' assolutamente ammirevole e da imitare la scelta fatta dalla famiglia Bologni che non ha mai abbandonato il suo grande campione, il suo cavallo-genio, come lo definisce Arnaldo Bologni stesso.
Un cavallo coraggioso e unico, unico come lo è ogni cavallo per il suo cavaliere.

“Ho avuto la fortuna di incontrare un cavallo genio – dichiara Arnaldo Bologni – di lui posso dire che, nonostante non fosse uno stilista, aveva grande cuore ed era sempre con me. Aveva una meccanica particolare, ma si inventava salti di ogni tipo pur di non toccare. Ha sempre dimostrato una grande voglia di partecipare e lo faceva con la testa. Nel’95, l’anno successivo alla vittoria di Piazza di Siena, eravamo sul filo della seconda vittoria nel Gran Premio Roma, ma in doppia gabbia, si è agganciato con un ferro al moschettone del sottopancia. In quella occasione ha dato un ulteriore prova del suo coraggio, perché è riuscito ad uscire dalla gabbia con un anteriore bloccato. L’errore ha pregiudicato la vittoria, ma il ricordo che lego maggiormente all’evento non è la vittoria mancata, bensì la prova di coraggio di Mayday”.

Thank you to FISE


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