sabato 21 settembre 2013

Bitless Dressage...è possibile?

Mi sono spesso sentita dire questo: ok, la BB va anche bene, ma non è possibile farci nulla di un po' specifico. La comunicazione è troppo approssimativa. 
Insomma, in sintesi, niente dressage in BB.

Oggi volevo parlare proprio di questo: ma è vero che è impossibile lavorare in piano in modo preciso con la BB?
In realtà non voglio ovviamente portare me e la mia cavalla come esempi, anche se devo dire che, a parte il primo periodo in cui ovviamente dovevamo entrambe prenderci la mano, ora la comunicazione si è molto affinata e riusciamo a lavorare tranquillamente come quando avevamo il filetto, anzi, meglio.

Detto ciò volevo però riportare alcune immagini e alcuni video che, da soli, saranno in grado di testimoniare che, in effetti, SI PUO' lavorare in piano, arrivando anche a livelli piuttosto alti, senza utilizzare il morso, ma solo con la Bitless Bridle! 






http://www.lg-bridle.com/





Ovviamente la BB può non essere SEMPRE la soluzione ideale per ogni cavallo, ma sicuramente è UNA delle soluzioni e, al momento, secondo la mia valutazione, è anche la soluzione che più si avvicina ad un'equitazione rispettosa ed "educata".
Mi rendo conto che ho inserito immagini e video di vario genere e non tutti parlavano della Bitless Bridle del Dottor Cook, quella usata attualmente da me, ma il concetto è sempre questo: si possono ottenere grandi risultati senza che il cavallo abbia in bocca un ferro?
Tutto questo sembrerebbe dimostrare che sì, si può fare.

Io ci credo. 

venerdì 20 settembre 2013

Il trailer: questo sconosciuto

Eccomi di ritorno dopo qualche giorno turbolento.
Allora, volevo parlare di un problema piuttosto scottante che tra poco coinvolgerà piuttosto da vicino me e la mia cavalla.
Si tratta di una questione irrisolta piuttosto comune, ma che spesso viene messa nel dimenticatoio e risolta in modo rapido e rude. Anche se io non userei la parola "risolta" per quello che spesso si vede in giro, soprattutto nel mondo dei concorsi dove questo scomodo "processo" è necessario.
Sto parlando di caricare/scaricare i cavalli dai van o dai trailer.

Nel mondo dei concorsi è, appunto, qualcosa di quotidiano quasi: ho sempre avuto a che fare con cavalli non particolarmente giovani che, forti di anni di concorsi alle spalle, salivano su van e trailer senza troppi problemi.
Questa volta, con la mia pazza e instabile cavalla, non sarà la stessa cosa.

Ho scelto quindi di affrontare l'argomento partendo da un testo di Buck Brannaman che ho già citato in alcuni articoli.
I ringraziamenti vanno, ovviamente, ancora a Roberta Giovinazzo, mia traduttrice ufficiale ormai. 

"Molte persone considerano il caricare i cavalli in un trailer qualcosa di simile al sottoporsi ad un’operazione a cuore aperto. Sanno di doverlo fare, ma faranno qualunque cosa in loro potere per evitarlo. Questo accade perché non capiscono cosa significhi veramente caricare su un trailer. In realtà è abbastanza semplice, tuttavia: se un cavallo si fa guidare bene, se cammina con te ovunque tu desideri andare, si farà caricare bene. È un atto di fiducia tra due esseri viventi."

Credo sia molto importante partire da questo "atto di fiducia". 
Dopotutto non è l'equitazione tutta un atto di fiducia? Un cavaliere che si fida di un cavallo, un essere di 500 kg capace di ucciderlo senza problemi. Un cavallo, una preda, che piano piano si fida dell'uomo, il miglior (o forse il peggiore) predatore sulla Terra.
Il viaggio in trailer non fa eccezione. 
Se non c'è fiducia tra cavallo e cavaliere si fa prima ad andare a piedi senz'altro.

Vorrei inoltre precisare, che viste le scenate di violenza e rabbia che ogni tanto capitano davanti ad un cavallo che si rifiuta di salire sul trailer I METODI VIOLENTI non rientrano nella MIA idea di soluzione a questo problema.
Quindi via le fruste, abbassare le voce e basta con gli strattoni.
Questo è quello che ritengo sia l'obbiettivo da raggiungere per caricare un cavallo in sicurezza e tranquillità su un mezzo di trasporto.

Seguendo sempre il ragionamento di Buck Brannaman tutto parte dalla conduzione del cavallo.
Facciamo un piccolo test: il cavallo, quando lo portiamo a brucare l'erba alla lunghina, cosa fa? Ci trascina in giro? Pensa solo al cibo e non ci ascolta? O riusciamo a camminare insieme, con calma e controllo?


"Caricare i cavalli non sarebbe un problema se anche guidarli non fosse un problema. Mi piacerebbe avere dieci centesimi per ogni cavallo che vedo che trascina per la lunghina il suo proprietario in giro oppure che vedo venire trascinato. O che gira a destra dopo essere stato fatto girare a sinistra tre volte. Pensereste che la persona in questione sia imbarazzata da morire da queste situazioni, ma non lo è. Io lo sarei. "

Anche io lo sarei. O meglio, lo sono! Spesso diamo poca importanza alla conduzione a mano: portiamo in giro il nostro cavallo in modo approssimativo, senza considerare questo step come qualcosa di fondamentale nel nostro rapporto con il cavallo.
Eppure tutto ciò è alla base dell'azione di caricare il cavallo su un trasporto.
Visto che i cavalli hanno paura di salire sulla pedana tanto quanto tendono a portare in giro i loro cavalieri quando sono in capezza e lunghina credo sia importantissimo rivalutare questo aspetto dell'addestramento del nostro equino.

A questo proposito Buck ci dà un utilissimo suggerimento:

"I problemi che si hanno quando si conduce un cavallo si verificano perché c’è una mancanza di un lavoro di base da terra. Un cavallo che ha imparato a legarsi (emotivamente) ad un umano e a liberare i suoi piedi seguirà la persona con calma e volontà. C’è da dire una cosa, tuttavia: le persone spesso conducono i cavalli stando nella posizione sbagliata; camminano direttamente di fronte al cavallo o stanno dietro, vicino all’anca. Entrambi i punti sono punti ciechi in cui il cavallo non puoi vedervi, quindi non meravigliatevi se vi investirà o vi farà roteare e vi sbatterà per terra. Cercate di stare abbastanza al suo fianco e davanti, in modo che possa vedervi. Dovreste riuscire a girare a destra senza investire il cavallo per poterlo fare."

Pensate che non sia importante/un comportamento diffuso? E invece lo è! Quante volte abbiamo visto ragazzine portare in giro pony o cavalli annoiati trascinadoseli dietro o, peggio, trattandoli come se fossero cagnolini e stando quindi molto indietro rispetto a loro?
Alzi la mano che ha visto scene del genere! O forse è più facile chiedere di farlo a chi NON abbia MAI visto cose simili...


Cosa fare quindi?
Beh, sicuramente io non sono la persona migliore per insegnare come caricare un cavallo su un rimorchio, ma la soluzione è nelle parole di quel grande uomo di cavalli che è Buck Brannaman: cementiamo il rapporto con il nostro quattrogambe, impariamo a costruire la fiducia, impariamo a condurlo in sicurezza e con la tanto ricercata "ferma gentilezza" e tutto il resto - in teoria - verrà da se.


F.


martedì 17 settembre 2013

Il palio di Asti: ecco la verità


"La morte del cavallo Mamuthones al palio di Asti ripropone l'urgenza di porre fine al più presto a queste forme di sfruttamento ed uccisione di animali per il divertimento umano.

Nel caso specifico tutti hanno detto che l'animale si sarebbe imbizzarrito. Pochi però si sono accorti di quanto accade alcuni secondi prima che il cavallo cada e muoia: il fantino gli assesta una serie di violenti colpi di nerbo quando ancora il canapo è alto. Per sottrarsi al dolore il cavallo sgroppa e vi incespica, cadendo pesantemente a terra e sbattendo la testa.

Per tale motivo la nostra associazione presenterà una denuncia, chiedendo che vengano accertate le responsabilità del fantino.

L'uso della frusta (in questo caso del nerbo) è sempre stato contemplato come una normalità in alcuni sport equestri e nell'ippica, sebbene approfonditi studi scientifici abbiano dimostrato che trattasi più che altro di una forma di violenza gratuita.
In questo caso, è ancora più grave che il cavallo abbia dovuto subirla nelle fasi precedenti la partenza.

Questo ennesimo incidente dimostra come sia impossibile garantire una tutela dei cavalli sfruttati in queste manifestazioni.

E' dunque ora di dire basta all'uso degli animali nei palii: chiediamo il sostegno dei cittadini attraverso la firma della petizione NOPALIO, che ad oggi ha raccolto oltre 18.000 firme."
IHP - Italian Horse Protection association

domenica 15 settembre 2013

Fashion...or not?

Mi scuso per l'assenza di questi giorni, ma di recente la nostra famiglia pelosa si è allargata! E' arrivata la piccola Selene, cucciola di 3 mesi di pastore maremmano incrociato con un labrador: il suo arrivo ha assorbito tutte le mie energie in questi ultimi due giorni!

In attesa di un articolo che ritengo molto interessante, ma che so che si sta facendo attendere, vi regalo un'esclusivissima immagine che ritrae un - non poi così raro - esemplare di EQUESTRIAN FASHION BLOGGER&RIDER!

Italian Rider Irina Tosoni and Demolition Man (Distant Way x Shadha, genealogia da Ribot)

Outift
Irina is wearing: pantaloni Tattoni, pink polo by Raffaele Lauren, occhiali Trucci. Stivali FascianTi.
Demolition Man is wearing: pelo sauro impreziosito da lista bianca, criniera trapuntata di truciolo

In basso a sinistra si può notare parte della nuova fashion bag by Fouganza, modello squarcè homemade con lavorazione artigianale prodotta dai denti di Demolition Man.


- Thank you to our models Irina and Demolition Man (Distant Way x Shadha da Ribot) and our photographer Francesca Guercilena (c). 
Ovviamente potrete trovare tutti gli elementi dell'outfit di Irina e Demolition Man andando in una qualsiasi selleria e strisciando la carta di credito! 



Ovviamente si tratta solo di una piccola parodia, ma che abbiamo creato (in collaborazione con Irina e Francesca) con lo scopo di ridere riflettendo.
Questo è quello che potete trovare su gran parte dei siti e blog gestiti da "appassionati" di equitazione. 
Sicuramente è come avere sempre a disposizione un glossario di marche equestri, ma spesso e volentieri l'utilità degli articoli presentati online si ferma qui.
Perché? Possibile che tutto ciò che interessa al popolo equestre del ventunesimo secolo si riduca ormai a una sfilata di moda e ad un'ostentazione del lusso e della ricchezza?

Penso sia il caso di ragionarci su!
F. 

venerdì 13 settembre 2013

L'inutile escalation di dolore - Buck Brannaman

"Quando un po' di persone non riescono a ottenere che il proprio cavallo lavori seguendo una sensazione, con un filetto, la maggior parte di loro ti dirà: "accidenti, prendi un'altra imboccatura, prendi qualcosa con una leva più lunga, mettici una catena" e poi quando il cavallo sta veramente per ribaltarsi: "mettigli un abbassatesta". Se poi ancora si ribella all'abbassatesta allora "mettigli la catena di una bicicletta sul naso"... voglio dire, non finiscono mai, ciò che fanno diventa medievale. 


Ma quando ottieni che il tuo cavallo collabora seguendo una sensazione, non fa molta differenza ciò che gli metti addosso. Invece molte persone lasciano da parte il filetto perché hanno fallito... e vanno a prendere un altro morso. Ovviamente chi vende finimenti ama che le persone facciano così. Vanno a prendere un altro morso e falliscono di nuovo, rovinando il loro cavallo. Poi li rovinano tutti con quello, poi prendono un altro morso e molto presto hanno un'intera parete piena di morsi appesi e non riescono ancora a controllare il cavallo. 

Con tutti quei soldi che hanno sprecato con i morsi avrebbero potuto probabilmente comprare una sella decente per il cavallo in modo che non dovesse adattarsi alla sella scadente che magari hanno. Così almeno quello sarebbe stato qualcosa di proficuo. 


- Buck Brannaman 







Condivido questo pensiero in modo del tutto totale. Sebbene io abbia abbandonato il filetto per passare alla bitless bridle (che in ogni caso si può definire ancora più leggera, ancora più bisognosa di quella "sensazione"...) credo sia importantissimo denunciare la dolorosa escalation delle imboccature. Leve, morsi, catenelle. Perché tutto questo?

Dove è finita la nostra voglia di montare in sintonia con il cavallo?

Dietro ad ogni cavaliere (insomma..a QUASI ogni cavaliere) non c'è forse un bambino affascinato da queste grandi creature? Non c'era forse solo il desiderio di poter galoppare con loro so una spiaggia, di poterli spazzolare, accudire e amare?

Dove sono finiti, tutti i nostri sogni di bambini?

Siamo stati divorati da questa malattia che è la corsa al morso più forte, all'imboccatura più severa, ma in tutto questo è nostro dovere ricordarci chi siamo e qual è il nostro scopo iniziale.

Se anche la vostra storia è iniziata come la mia, fatta di pura passione, smettete come ho fatto io, di comprare pelham, pessoa e quant'altro.

ESISTE un'altra via per tutto questo.

E non è assolutamente detto che il risultato debba essere peggiore.

F



Thank You to R.G.



"Tutto ciò che il tuo cavallo cerca sono le cose che contano di più: pace e contentezza. Dai a lui queste cose." - Buck Brannaman

giovedì 12 settembre 2013

Quando la vita ti offre limoni, fai una limonata. Cronaca di un'ora in sella.

Ciao a tutti!
Innanzitutto vi ringrazio per aver aiutato il blog ad arrivare alle 3000 visualizzazioni! E' un grande traguardo considerando è stato raggiunto in poco più che un mese e che gli argomenti del blog possono non essere i più popolari della rete!

Vorrei parlarvi dell'allenamento di oggi con Fabrizia: non so se questo può essere un articolo interessante, ma credo che possa essere utile condividere qualche informazione sul mio modo di lavorare con la mia cavalla.

Innanzitutto premetto che purtroppo non ho foto della sessione di allenamento poiché non c'era nessuno in maneggio per fotografarmi (essere da soli a montare ha i suoi pro e contro dopotutto!).
Ad ogni modo, oggi ho cercato di lavorare con Fabrizia sulle transizioni, ma il lavoro non è iniziato bene: dopo un po' di riscaldamento ho fatto l'errore di far fare un po' di galoppino leggero alla cavalla per mettere motore per poi rimettermi al trotto.
Purtroppo, nonostante io le abbia chiesto solo un po' di galoppo tranquillo, stando in sospensione e chiedendo tante transizioni a scendere, questo è bastato a scaldare Fabrizia e a renderla decisamente fuori controllo.
Il poco motore che avrei voluto in più nel suo trotto è diventato esagerato e ha reso molto confusionario il mio tentativo di rimettere ordine e di riprendere a lavorare correttamente.
Nei successivi 10 minuti ho avuto una cavalla completamente fuori che più che galoppare in giro, trottare sbattendo la testa e cambiare direzione repentinamente non faceva.
La cosa mi ha fatto letteralmente perdere la pazienza: terribile errore che purtroppo commetto spesso.
Dopo qualche minuto di delusione e di rabbia ho rimetto ordine nella mia testa e mi sono imposta di trovare una soluzione tranquilla e razionale al problema.

Da qui allora tanto lavoro sulle transizioni come, d'altra parte, avevo già pensato di fare: trotto leggero intervallato con lunghi momenti di passo non appena la cavalla accennava a scaldarsi troppo.
Dopo aver tentato con questo lavoro sulla pista con scarsi risultati le ho permesso di galoppare e sfogarsi un po', ma ovviamente questo è servito a poco e ho dovuto ricominciare con il lavoro sulle transizioni trotto-passo-trotto.
Dopo un'ora buona in campo ho deciso di tentare un altro schema: mettendomi al passo ho utilizzato i due lati lunghi del campo per lavorare sulle flessioni.
Su un lato chiedevo una leggera flessione interna e sull'altro una leggera controflessione. Sui lati corti mantenevo la cavalla dritta. 
Considerando che Fabrizia NON si flette praticamente a destra (cosa che ho scoperto utilizzando la Bitless e quindi non avendo nessuno strumento per convincerla a "piegarsi" dove volevo io) posso dirmi totalmente soddisfatta. 
Facendo questo esercizio al passo ho potuto lavorare anche molto sull'impulso poiché, trattandosi di un'andatura lenta, non c'era il rischio che la situazione mi sfuggisse di mano.
Dopo aver cambiato mano ho provato l'esercizio al trotto e sono rimasta piacevolmente stupita.

La cavalla è rimasta seria (a parte qualche "lato lungo" un po' troppo esuberante, ma, considerando che non potevo chiederle di spegnere il motore, poco male!) e FLESSA correttamente per tutto l'esercizio a entrambe le mani!

DURATA: 1 ora e mezza circa.

RISULTATO: 10 +

Sono molto soddisfatta, anche se mi dispiace aver perso la pazienza: è un errore comune, ma assolutamente da evitare, soprattutto con una cavalla nevrile, dominante e dal passato turbolento come la mia.

L'ho ovviamente premiata con tanto passo a redini lunghe che lei adora sempre: distende perfettamente il collo e si guarda intorno.
Uscite dal campo l'ho spazzolata massaggiandole la schiena e dandole qualche mela e qualche carota assolutamente guadagnate. 
Il mio ragazzo ha ammesso - tastando il collo di Fabrizia - che ci si farebbero delle ottime bresaole. 
Lasciando stare il suo pessimo senso dell'umorismo (Fabrizia tra parentesi è assolutamente NON macellabile! E i vostri cavalli?) sono stata anche io molto soddisfatta dei muscoli della mia cavalla, soprattutto considerando lo stato penoso in cui erano quando la acquistai.

Sta diventando veramente splendida.  Grazie Fabri.

mercoledì 11 settembre 2013

Goodbye Albin

Mi sento di dedicare un articolo a questo campione e orgoglio italiano a cui avevamo già detto addio nel 2008 a Verona, ma che non avevamo mai davvero dimenticato!
Non voglio però parlare di Albin facendo riferimento solo alla sua morte o, comunque, al suo abbandono della carriera agonistica: credo che Albin meriti di essere ricordato per molto altro ed è un'altra l'immagine che ci tengo rimanga di lui su questa pagina web.
Credo che Albin sia da citare per la diversità: considerando che ci troviamo su un blog che si dedica alla "missione" di andare oltre i luoghi comuni Albin merita un posto d'onore su Il Mondo Oltre L'Ostacolo.
Probabilmente pochi lo sanno, soprattutto tra coloro che non seguono l'ambiente del salto ostacoli agonistico, ma Albin era il tipico cavallo "inadatto" che si compra per una manciata di soldi.
Inadatto a cosa?
Inadatto a tutto: inadatto a fare passeggiate, inadatto a fare da riproduttore, inadatto a saltare persino. 

Inadatto al lavoro in generale.
Tutto di Albin, a partire dalla sua genealogia un po' strana (da parte di madre aveva sangue da trottatore persino!), sembrava dire che non avrebbe mai trovato un posto nel mondo dell'equitazione.
Era il tipico cavallo che i commercianti non sanno mai a chi vendere: non particolarmente bravo e talentuoso nel lavoro in piano era contraddistinto dai limiti. Albin era il cavallo dei limiti: essenzialmente era troppo limitato in qualsiasi campo per poter eccellere in qualcosa e non andava nemmeno bene per fare il mediocre cavallino da passeggiata di un amatore in quanto troppo nevrile.

Quante volte abbiamo incontrato cavalli così? Cavalli che sembrano destinati a rimanere in un limbo, in attesa che qualcuno li acquisti e li conduca all'oblio a cui sono destinati.

Ciò che ha dato una svolta decisiva alla vita di Albin che sembrava essere arrivata al capolinea fin troppo in fretta è stato proprio Juan Carlos Garcia.
In un certo senso si può dire che l'uomo dei record e il cavallo dei limiti si siano incontrati senza sapere che le loro vite sarebbero state irrimediabilmente cambiate da questa bizzarra unione.

Albin e Juan Carlos sono la prova vivente di quanto credere in qualcosa possa fare veri e propri miracoli: entrambi hanno creduto l'uno nell'altro e ciò li ha resi letteralmente una leggenda, prima di tutto in Italia, ma poi in tutto il mondo.
Le misere premesse offerte dal background della vita e della genealogia di Albin, unite alla fede, alla pazienza e alla volontà del suo cavaliere hanno portato il loro binomio nei più importanti campi da gara del mondo, e sui gradini più alti del podio.

Questa storia tutta italiana ci ricorda molto quella di Eric Lamaze e del suo celebre compagno Hickstead e forse è la storia di altre decine di campioni indimenticabili: eppure quanti sono i cavalli dalla genealogia pazzesca che finiscono a fare le B110 in qualche piccolo centro ippico? Quanti non riescono nemmeno ad eguagliare le imprese dei loro avi quando tutto sembra promettere carriere da sogno?
Eppure questi cavalli, questi "signori nessuno" riescono a superare molti blasonati colleghi. Perché?

Le risposte a questa domanda possono essere molteplici: fortuna, caso... 
Io però preferisco parlare di amore, passione e forza di volontà.

Preferisco citare questi cavalli come esempi di voci fuori dal coro coraggiose e capaci di farsi sentire.

Non posso che ringraziare Albin per questa immensa lezione di vita, per la sua storia che insegna che nulla è impossibile.
Soprattutto con i cavalli.