lunedì 9 settembre 2013

L'importanza dell'amore - Dedicated to my horse

Un giorno di settembre, il mese azzurro,
tranquillo sotto un giovane susino
io tenni l'amor mio pallido e quieto
tra le mie braccia come un dolce sogno.
E su di noi nel bel cielo d'estate
c'era una nube ch'io mirai a lungo:
bianchissima nell'alto si perdeva
e quando riguardai era sparita.

E da quel giorno molte molte lune
trascorsero nuotando per il cielo.
Forse i susini ormai sono abbattuti:
Tu chiedi che ne è di quell'amore?
Questo ti dico: più non lo ricordo.
E pure certo, so cosa intendi.
Pure il suo volto più non lo rammento,
questo rammento: l'ho baciato un giorno.

Ed anche il bacio avrei dimenticato
senza la nube apparsa su nel cielo.
Questa ricordo e non potrò scordare:
era molto bianca e veniva giù dall'alto.
Forse i susini fioriscono ancora
e quella donna ha forse sette figli,
ma quella nuvola fiorì solo un istante
e quando riguardai sparì nel vento.
-- Bertolt Brecht



Questo perché anche i cavalli, che per molti non sono altro che oggetti utili per guadagnare, necessitano amore: esattamente come uomini, donne, cani e gatti. Anche i cavalli provano dei sentimenti, anche se forse - e ce lo insegnano i migliori esperti di etologia - semplicemente hanno un modo diverso di esprimerli e di recepirli.

Io sono fortemente convinta del grande potere che l'amore ha su di noi e su questi animali.

Credo che l'amore possa superare qualsiasi difficoltà e possa essere la medicina per guarire i nostri mali e quelli dei nostri cavalli, spesso traumatizzati da una vita senza amore, magari svezzati troppo presto, trattati con fredda indifferenza o addirittura con violenza: l'amore di un cavaliere anche poco esperto può ripagare qualsiasi cosa, può battere senza problemi i mezzi di cavalieri più blasonati e più tecnici, ma privi di sentimento.



LOVE HEALS EVERYTHING



La mia cavalla mi ha insegnato la vera arte dell'amore: ho imparato ad essere umile e gentile, ho imparato a non perdere la pazienza, a saper aspettare, ho imparato a saper donare il mio tempo e il mio cuore.
Ho imparato a sbagliare e a chiedere scusa veramente, con il dispiacere nelle parole.
Ho imparato ad accarezzare e ad abbandonare a terra la frusta. Ho imparato a comunicare in silenzio, a condividere una canzone d'amore.
Ho imparato a commuovermi davanti a un battito di ciglia e a ritornare sui miei passi, ammettendo gli errori.

Grazie F. 

domenica 8 settembre 2013

Il Barefoot: perché no? Perché sì?

Ho iniziato a interessarmi al barefoot circa un anno fa, quando acquistai la mia cavalla, ma come probabilmente alcuni di voi sanno, non mi sono mai decisa a metterla scalza. 

Ma innanzitutto: il barefoot è molto di più che togliere i ferri e stop; il barefoot è un modo di
pensare e uno stile di vita.
Così mi è stato presentato perlomento quando ho incominciato a cercare informazioni in merito a questo metodo.
Partendo dal presupposto che ritengo che tutti noi dovremmo essere convinti o quanto meno consapevoli che il ferro - come anche l'imboccatura - è qualcosa di ESTRANEO alla natura del cavallo e che può rivelarsi dannoso per il suo fisico.
Questo perché? Abbiamo già parlato dei possibili danni creati dall'imboccatura, condizionati e causati soprattutto da un uso scorretto della stessa, ma il piede merita un discorso a parte.
L'applicazione del ferro risale all'epoca dei latini: prima non esisteva la ferratura e il cavallo camminava costantemente scalzo, anche in guerra.
E' intervenuta la necessità di aggiungere un ferro ai piedi del cavallo anche come arma da usare in combattimento: tuttavia non stiamo esattamente parlando di un'epoca storia in cui il benessere animale era al primo posto. Sicuramente non esistevano né studi scientifici sulla circolazione sanguigna nei piedi dei cavalli né associazioni animaliste pronte a battersi per i diritti degli animali.
Nei secoli quest'usanza è diventata tradizione e, tutt'ora, noi utilizziamo i ferri per i piedi dei nostri cavalli, spesso senza sapere quale funzione svolgano esattamente.
Tuttavia non ci siamo mai veramente chiesti PERCHé questi ferri siano così tanto importanti per lo sport che pratichiamo: il piede del cavallo è infatti in grado di affrontare da solo i terreni difficili; dopotutto facendo riferimento alla vita naturale di un cavallo non sono pervenuti studi secondo i quali i cavalli selvatici soffrissero di problemi o zoppie particolari a causa della loro non-ferratura.
Il piede è infatti strutturato per avere la resistenza necessaria per affrontare qualsiasi situazione: esso è infatti uno strumento importantissimo per il cavallo che, dopotutto, è un animale da fuga e che quindi basa la sua sopravvivenza proprio sulla sua capacità di muoversi velocemente su qualsiasi tipo di terreno.
Cosa rende quindi i nostri cavalli così tanto diversi dai mustang? Cosa fa in modo che senza ferri i nostri cavalli sportivi incorrano in gravi problemi che finiscono per pregiudicare la loro carriera sportiva?

Il problema, che è poi ciò che mi ha portato a non sferrare la mia cavalla, è la gestione.
Nonostante siano comprovati da studi scientifici i danni che il ferro provoca all'arto del cavallo (partendo da problemi direttamente legati al piede, fino a problemi che coinvolgono direttamente la circolazione del sangue in tutte la gamba del cavallo) i nostri cavalli sportivi non vivono in condizioni tali da permettergli di emulare i propri antenati e parenti selvatici e di stare, quindi, senza ferri.
La stabulazione in box e la vita prevalentemente sedentaria su lettiere spesso non di ottima qualità o pulizia rendrebbe impossibile, per un piede scalzo, svilupparsi correttamente e raggiungere la resistenza e la durezza necessarie per affrontare i terreni sui quali spesso andiamo in passeggiata o lavoriamo.

Una grande responsabilità ce l'ha infatti la sporcizia: in un box, magari rifatto una sola volta al giorno, 3 metri per 3,5 il cavallo non ha molte possibilità di muoversi e di dedicare un angolo specifico solo ai suoi bisogni. Non può infatti allontanarsi dal "wc" ed è spesso costretto a passare gran parte della giornata con i piedi a mollo nelle sue stesse feci.
Come ben sappiamo ciò porta già molti problemi al piede di un cavallo ferrato (che quindi è leggermente rialzato rispetto al terreno e quindi più "protetto" dal contatto diretto con la sporcizia), immaginate quindi a pensare l'effetto devastante dell'umido e dell'ammoniaca su un piede scalzo costretto a stabularci tutto il giorno.

A poco valgono le ore di svago in paddock se limitate a quelle due ore una tantum e nemmeno si possono considerare validi i momenti di lavoro in campo: il piede avrebbe bisogno di sperimentare terreni duri, sassosi o anche fangosi per adattarsi a tutte le situazioni, ma potendo SEMPRE variare e spostarsi.
Non a caso il pareggiatore è una figura che interviene soprattutto quando il cavallo si muove poco e non ha modo di "limare" da solo le proprie unghie donandogli automaticamente la forma ideale. 

Vi lascio con alcuni link preziosi per chiunque fosse interessato e avesse modo (con la gestione corretta) di mettere il proprio cavallo scalzo: sicuramente gli farete un favore, ma come ogni cosa è giusto valutare i pro e i contro per evitare di incappare in ulteriori problemi.
La stabulazione in box porterebbe un cavallo sferrato ad avere problemi frequenti all'unghia (a meno che non si applichi una pulizia praticamente maniacale!) e difficoltà a muoversi su terreni duri e difficili: questo significa avere un periodo di transizione ferro-barefoot molto lungo e doloroso che, in molti casi, porta il cavaliere a ritornare sui suoi passi e a riferrare.
Questo per dire che gli estremismi non vanno mai bene e che, purtroppo, di fanatici che vi proporranno a tutti i costi di sferrare (o al contrario di mantenere ferrati i vostri cavalli!) ce ne sono e ce ne saranno sempre, ma la prima cosa da utilizzare quando si ponderano queste scelte è il buon senso.

Sicuramente un cavallo scalzo gestito correttamente ritorna ad avere una vita più naturale, un piede più sano e meno soggetto a patologie come navicolite o laminite e un'esistenza più felice dato che spesso il barefoot si accompagna ad una vita di branco in un grande pascolo (in merito a questo è interessante leggere e informarsi sul metodo del Paddock Paradise!); tuttavia un cavallo scalzo costretto a vivere 23h al giorno in box sicuramente non vi ringrazierà.

Barefoot & Bitless Studio 
Barefoot Horse Italia - BHI 



venerdì 6 settembre 2013

Il giorno di relax

Visto il titolo dell'articolo probabilmente oggi non dovrei scrivere nulla...e invece no! 
Voglio proprio parlarvi dei nostri giorni di relax.
Innanzitutto: dare al nostro cavallo dei momenti di relax è importantissimo, concedergli poi di svagarsi in un bel paddock verde, permettendogli di correre e rotolarsi fa in modo che il nostro amico possa sgranchirsi schiena e gambe e, soprattutto, rilassare la mente.

E' buona norma concedere almeno un giorno di riposo anche ai cavalli che per il resto della settimana si dedicano ad attività sportive per far in modo che possano divertirsi e rilassarsi, potendo così dare il meglio durante gare e allenamenti.
In particolare, la presenza di altri cavalli può essere utile per favorire una corretta socializzazione e, di conseguenza, una mente più equilibrata e naturale.

Cerco di permettere alla mia cavalla di uscire tutti i giorni e di trascorrere più tempo possibile libera in paddock anche per darle la possibilità di respirare aria pulita e di non inspirare la polvere che molto spesso si trova nelle scuderie. 
Mangiare l'erba di un pascolo inoltre è l'atteggiamento naturale che i cavalli tengono in libertà e per loro è un ottimo passatempo. Se poi infatti saremo in grado di non esagerare soprattutto con l'erba fresca primaverile si può trattare di un ottimo integratore alimentare. 


Oggi ho regalato a Fabrizia due ore piene libera al paddock per premiarla del fantastico lavoro fatto negli ultimi giorni.
Abbiamo avuto anche modo di fare amicizia con una cavalla argentina che, però, Fabrizia con il suo solito carattere da capobranco, ha prontamente rimesso al suo posto. Ma, insomma, anche questo è socializzare in fin dei conti!

Ad ogni modo Fabrizia sta un po' a paddock anche nei giorni di lavoro in modo che possa sgranchirsi la schiena dopo aver fatto fatica: credo che sia una ricompensa migliore di qualsiasi zuccherino.

Voi quanti giorni di relax date al vostro cavallo?



giovedì 5 settembre 2013

Nuovi orizzonti: Yeguada Sol De Castilla & Op Horse Style

Ciao a tutti! Oggi sono qui per parlarvi di un paio di nuove collaborazioni e ad aggiornarvi sui partners del blog!
Sono orgogliosa di presentarvi l'allevamento di cavalli PRE Yeguada Sol De Castilla: il paradiso per gli amanti dei cavalli spagnoli.
L'allevamento si trova in Spagna, poco lontano da Madrid e ha incominciato con me di recente una piccola collaborazione che ho scelto di accettare per il mio amore per il dressage - disciplina per la quale sono allevati e addestrati i PRE della Yeguada sol de castilla) e per questi cavalli magnifici.
D'ora in avanti chiunque fosse interessato all'acquisto di un PRE con "le carte in regola" può tranquillamente rivolgersi a me: faremo in modo di trovare per voi l'esemplare che più si avvicina alle vostre esigenze.

I prezzi possono essere impegnativi, ma i cavalli hanno un'eleganza e una bellezza invidiabili e, in ogni caso, si possono trovare esemplari un po' per tutte le tasche.

Consiglio chiunque fosse interessato di farsi un giro sul loro sito dove potrete trovare foto, video e informazioni sui cavalli in vendita e non.


E' garantita serietà, passione e competenza da parte di questi allevatori che hanno fatto del cavallo la loro professione e che tutti i giorni si impegnano per immettere sul mercato gli esemplari migliori: dalla tenacia e dalla determinazione nasce la Yeguada Sol De Castilla


Mi piacerebbe parlare dell'aggiunta di un secondo partner: Op Horse Style!
In questo caso si parla di tutt'altro: Op Horse Style è una sartoria e una falegnameria artigianale dedicata nostri amici cavalli che si distingue per creatività, convenienza e disponibilità.
Anche in questo caso vi invito a fare un giro sulla loro pagina Facebook che ho linkato sopra, oppure direttamente sul loro sito web, ancora in costruzione, il cui link troverete tra l'elenco dei partners nella colonna fissa a destra della pagina web del blog.
Perché ho scelto di essere sponsorizzata e di sponsorizzare questa fantastica, ma poco conosciuta attività?
Innanzitutto perché credo fortemente nella forza della creatività e dell'inventiva personale e, soprattutto, nelle infinite possibilità di crescere di realtà piccole, ma valide come quella di questa sartoria artigianale che riesce ad essere molto poliedrica e ad offrire una gamma molto vasta di prodotti personalizzabili: sottosella,
coprisella, fasce, cuffiette, cappottini per cani, targhe da box in legno pirografato e tanto altro!
Credo molto quindi nella forza della passione prima di tutto, dell'amore per gli animali e della voglia di darsi da fare prima ancora del pensiero dei soldi e del guadagno.
Questo è Op Horse Style.
Consiglio caldamente gli acquisti presso questa sartoria sia per la qualità che per la passione - tangibile - da cui nascono.

Aggiungo che riguardo ad Op Horse Style ho altre novità in arrivo, ma preferisco tenervi sulle spine...diciamo che ne riparleremo!


mercoledì 4 settembre 2013

Carolyn Resnick method

Il metodo codificato da Carolyn Resnick nasce dall'esperienza personale della stessa quando, poco più che bambina, decise di avvicinarsi al mondo dei cavalli in modo del tutto nuovo.
La Resnick, cresciuta ai confini del deserto californiano negli anni 50, vive a contatto con i cavalli fin da piccola, ma riesce a raggiungere, anni più tardi, il suo obbiettivo di entrare a far parte di un vero e proprio branco di cavalli selvaggi, impresa che a tratti pareva impossibile, ma che era l'unico traguardo che avrebbe potuto soddisfarla appieno.
Mettendo in gioco tutte le competenze acquisite nel tempo, la passione, il coraggio e la forza di volontà Carolyn riesce a farsi accettare nella comunità equina da lei scelta diventando un individuo parte, in tutto e per tutto, del branco.
Grazie a quest'esperienza che oggi forse risulterebbe quasi impossibile da compiere, Carolyn è riuscita a mettere a punto un metodo basato su quanto imparato nella sua convivenza con i cavalli selvaggi.
Tutto questo e molto altro è raccontato nel romanzo autobiografico "Naked Liberty" (tradotto in lingua italiana e dal titolo "Nuda libertà"). Una lettura stimolante ed emozionante per chiunque ami i cavalli e si interessi del loro modo di comunicare.

Nasce così il Carolyn Resnick Method che si articola in 7 rituali definiti "dell'abbeverata": uno schema che permette a chiunque voglia comprendere e parlare il linguaggio dei cavalli di imparare seguendo un percorso a tappe ben definito

Ciò che trovo veramente affascinante del metodo nato dall'esperienza di Carolyn è il concetto importantissimo di libertà.

Quanti di noi si fanno effettivamente delle domande su questa cosa? Insomma, ci siamo mai chiesti che cosa significhi per il nostro cavallo essere libero?
Carolyn cerca di spiegarci questo importantissimo punto cardine per chiunque voglia relazionarsi ai cavalli instaurando un legame con loro senza utilizzare né corde né capezze varie. 
Il suo obbiettivo è quello di ottenere un contatto con il cavallo indipendentemente da addestramento e costrizioni di qualsiasi genere: un metodo quindi accessibile a chiunque abbia la sensibilità e la volontà necessarie per metterlo in pratica; non si tratta di sottosella costosi o stivali griffati dei quali ai cavalli interessa ben poco.
Viene ricodificato il linguaggio equino includendo nuovi concetti rispetto alla tipica "dominanza" di cui si sente molto parlare: l'esempio utilizzato da Carolyn è quello di un gruppo di cavalli vicini ad una fonte d'acqua che stabiliscono, comunicando, le loro gerarchie.

Il risultato è quello di una danza sinuosa e silenziosa piena di significati, ma priva di parole direttamente comprensibili per gli umani.

Un metodo basato sulla semplice osservazione silenziosa del mondo equino e sulla grande sensibilità necessaria a cogliere le sfumature delle relazioni.

Qui potete trovare il blog di Carolyn Resnick: uno spazio web completo di preziose indicazioni sul metodo, materiale e informazioni per chiunque fosse interessato ad approfondirlo seguendo, eventualmente, anche dei corsi.
La chiave per ridare la libertà ai nostri compagni equini; ho trovato il libro estremamente interessante e ritengo che tutto il metodo abbia un che di affascinante proprio per il concetto di "Liberty" che viene raramente citata in altri metodi (vedi Parelli) o che, più semplicemente, spesso è considerata un traguardo o un momento di transizione, mentre invece per Carolyn è la base, l'inizio e l'obbiettivo del viaggio.
Credo che in questo caso si possa parlare tranquillamente di HORSEMAN, uomo cavallo..


lunedì 2 settembre 2013

Sella da Dressage Isabell Werth by Wintec

Iniziando con il ringraziarvi per il raggiungimento del traguardo delle 2000 visite al blog vi presento l'articolo di oggi: ho deciso di parlare un po' della mia sella da dressage per condividere con voi i motivi per cui ritengo questa sella assolutamente ottima per me e per la mia cavalla.
Innanzitutto come l'ho acquistata. Avevo nella testa di acquistare una sella da dressage già da molto tempo, ma possedendo ancora la mia Supreme XR da salto ostacoli non mi ero mai decisa a farlo.

Appena sono riuscita a vendere la mia sella ho mi sono messa alla ricerca di qualcosa di nuovo: cercavo una sella che mi permettesse di avere una seduta più profonda, ma che non fosse costrittiva e che, soprattutto, fosse molto leggera per la schiena della mia cavalla.
Prima di arrivare a comprare la Isabell Werth ho infatti valutato un po' di selle da completo, passando poi a provare una bellissima, ma durissima, Stubben da dressage.
In fine ho tenuto in prestito per un po' una sella da dressage Del Vecchio, ma nemmeno questa mi soddisfaceva.
Infine ho seguito il consiglio di un'amica e ho provato una Isabell Werth.
Sono rimasta letteralmente estasiata da questa sella: innanzitutto la possibilità di cambiare archetto (al momento con Fabrizia utilizzo quello verde) mi dà modo, in futuro, di poterla usare anche su cavalli con garresi difficili (ogni misura ha un archetto di colore differente). Inoltre c'è la pratica possibilità di attaccare e staccare con il velcro le banane e quindi se ne può regolare la misura. In questo momento io monto senza banane proprio per evitare che la sella mi imponga una posizione: così se voglio uscire in campagna posso adottare anche un assetto più leggero!
Inoltre la sella essendo sintetica è assolutamente leggerissima! Più leggera di una sella da salto, incredibile!
A proposito: due parole sul sintetico. Io mi immaginavo una specie di tappetino-moquette quando ho accettato di provare questa sella ed ero un po' scettica, ma, per quanto riguarda la Isabell Werth sono rimasta molto stupita: si tratta di un sintetico che dona il grip adeguato (niente a che fare con altre selle di qualità inferiore con le quali sembra di essere incollate alla sella e non ci si può nemmeno muovere: in media
stat virtus!), rende la sella assolutamente morbidissima (passando dal cuoio a questo sintetico vi sembrerà di essere seduti su un divano!) e mantiene il pregio estetico del cuoio perché è bello da vedere e non ha l'antiestetico effetto "tappetino della nonna" che ci si aspetterebbe.

Passando ai dettagli riguardanti l'assetto e la posizione abbiamo già parlato di come si possa adattare approssimativamente a un gran numero di cavalli e di relative schiene, parlando di noi cavalieri credo si possa dire che oltre a essere molto morbida e poco costrittiva è una sella che è in grado di guidare il cavaliere verso la giusta posizione in sella.
Questo appunto perché non ci ritroviamo strizzati dentro il seggio come in qualche sella più classica da dressage (vedi alcune Zaldi, bellissime selle ad ogni modo, anche se un po' fuori portata come prezzo!), ma la posizione viene, con il tempo, morbidamente da sé.
Sul sito ufficiale della Wintec (Sezione selle da dressage) si parla in modo molto approfondito della sella firmata da Isabell Werth  (per l'appunto: io ho acquistato il modello di qualche anno fa, ora ne è uscito uno nuovo!).


"My saddle is one of the proudest achievements of my dressage career. I believe we have created the perfect seat for the rider and unprecedented comfort for the horse." signed Isabell Werth

Inoltre è una sella che sebbene di listino abbia un prezzo piuttosto elevato (ma comunque molto competitivo!) in giro è possibile trovarla usata a prezzi decisamente vantaggiosi considerando la sella che è.
E' inoltre sicuramente una prova della sua qualità il fatto che, come dice Isabell Werth nel video, si tratta di una sella di grande successo, utilizzata anche da cavalieri piuttosto importanti e a livelli alti.
(ndr: è stata utilizzata anche dalla nostra stella nazionale del dressage Valentina Truppa e da molte sue allieve).
In ogni caso sella iper-consigliata sia per i cavalli e che per i cavalieri, ottima sia per iniziare che per continuare e migliorarsi nella disciplina del dressage.
Vi lascio con un bel video dove la sella viene presentata da Isabell Werth in persona e allego alcune foto dell'ultimo allenamento mio e di Fabrizia, dove la sella si vede piuttosto bene.



domenica 1 settembre 2013

Alimentazione: tasto dolente. Parte due. I CARBOIDRATI.

Cavalli e carboidrati. 
Cosa ne pensate? O meglio..ci avete mai pensato? 
Onestamente, quando ho iniziato a informarmi sull'alimentazione equina (di cui comunque so molto poco ancora: il mondo del cavallo non smette mai di avere cosa da insegnare!) non avevo minimamente pensato agli effetti che i carboidrati potrebbero avere sui cavalli; probabilmente, come molti di noi, ero più portata a valutarli pensando alla mia di dieta piuttosto che a quella della mia Fabrizia, ma quando ho scoperto che l'argomento carboidrati è molto dibattuto nel mondo equestre ho pensato che potesse essere interessante parlarne qui sul blog.
A quanto pare è dilagata la moda dei mangimi cosiddetti Lowcarb (dal nome si capisce già tutto) in seguito al riconoscimento del gruppo di patologie denominate ECAD (Equine Carbohydrates-Associated Disorders) nel 2005. Secondo le ricerche circa 3 equini su 10 sono a rischio ECAD (il vostro lo è o potrebbe esserlo? Consiglio di contattare un veterinario per saperne di più!).
Tuttavia non sono considerati un rischio tutti i carboidrati e per spiegarvi meglio mi sono permessa di "rubare" uno schema trovato su internet. 


Adattato da M.Hall
E' stato tuttavia sostenuto da uno studioso di nome Joe Pagan che molti cavalli possono tollerare tranquillamente i carboidrati nella loro dieta e che, anzi, ne abbiano persino bisogno per coprire il fabbisogno energetico giornaliero. 
Questo suo intervento ha frenato il dilagare della moda "Lowcarb" che - pur non sapendone poi molto dell'argomento - si può facilmente indovinare, sarebbe stato un bel problema e avrebbe potuto diventare persino dannoso (come tutte le mode d'altra parte..).

Il problema è stato per fortuna mitigato dalla capacità sorprendente dei cavalli ad adattarsi: gli equini sono stati in grado di adattarsi all'alimentazione IPERCALORICA che viene loro propinata generalmente, il tutto con l'aiuto di un costante movimento e attività fisica.
Cosa succede però ai cavalli che vivono una vita sedentaria e non si muovono abbastanza, ma, nonostante ciò, mangiano come cavalli sportivi e in attività, con un alto apporto di carboidrati?
Chiunque di noi sia mai stato a dieta (e come me dovrebbe rimettercisi!) sa benissimo che i carboidrati non smaltiti si trasformano presto in grasso in eccesso.
Ciò può portare anche ad un sovraccarico dell'apparato digerente in generale e da qui all'ECAD sopracitate. 


Il problema "carb" non è però da dimenticare anche nella corretta gestione degli zoccoli del nostro amico: problema poco considerato o comunque lasciato nel dimenticatoio dalle grandi masse, ma studiato approfonditamente dagli appassionati di barefoot (la tecnica che sostituisce la ferratura, tiene il cavallo sferrato e applica un periodico pareggio del piede per garantirgli, insieme ad una gestione il più naturale possibile, la forma corretta).
Non a caso infatti un'alimentazione poco bilanciata può provocare la laminite, una patologia legata al piede. 
Appena il cavallo dà segni di intolleranza e di conseguenza problemi ai piedi la prima cosa che i pareggiatori e gli esperti consigliano è proprio questa: eliminare cereali, niente erba fresca primaverile (anche l'erba di settembre è sconsigliata in quanto ricominciano le piogge e l'apporto energetico è maggiore!), insomma eliminare tutte le fonti di carboidrati. 
Anche la concentrazione dei cereali in un unico enorme pasto può essere rischioso: sia per i motivi citati precedentemente nell'articolo "Alimentazione: tasto dolente. Parte uno", sia perché creerà un innalzamento dei livelli del glucosio maggiore rispetto a quello provocato dalla stessa quantità di cibo ripartita in numerosi pasti.
E' inoltre attestata da studi scientifici verificabili la coincidenza di problemi alla crescita ossea nei cavalli giovani e nei puledri in generale con un'alimentazione troppo ricca di carboidrati. 


Ringrazio Giuseppe Iardella